| I parigini Gotan Project stanno girando l'Europa per la promozione del nuovo album di inediti, Tango 3.0 che, nonostante sia un lavoro influenzato occasionalmente da blues e rock, a quanto dicono loro, deve sempre la propria ispirazione di fondo alla musica che si balla ancora nelle milongas di Buenos Aires: il tango delle orchestre degli anni '30 e '40. Naturalmente con ampio condimento di elettronica e il gusto chill-out che li ha resi così unici e popolari nel mondo. Lo spettacolo si apre con un piano solo di gran classe, al quale si aggiungono subito bandoneón, violino e chitarra acustica, fondendosi in uno strumentale presto coinvolgente fino all'arrivo, acclamatissimo, di Cristina Villalonga, intensa ed elegante voce contralto. Il tipico sound di marchio Gotan irrompe non appena fanno la loro comparsa sul palco i due gangster dell'elettronica: vestiti anni '30 e visi in ombra, pilotano le tastiere, le drum machine, il basso sintetizzato ed un joystick (tutto somigliante a quelli della consolle Wii) che comanda filtri di frequenza sui loop di batteria. In certi momenti ci si potrebbe proprio aspettare il tanguero che, con sguardo triste, entri in scena ed esegua passi di vita e di passione! Il pubblico in sala, che una volta tanto ha un'età media abbastanza alta, è energico e gaudente, ed i video che accompagnano la performance sul fondale sono sensuali e raffinati, come lo è tutto lo spettacolo. Momento di entusiasmo generale su Diferente, purtroppo subito gelato dal pezzo più difficile dell'ultimo album, figlio di un arrangiamento (azzardato) nell'accostamento con la chitarra distorta. I due atti del concerto scivolano via leggeri e veloci, con momenti di poesia negli assoli di bandoneón e piano e, nonostante la malinconia sia fluita implacabile attraverso le note di questo bel concerto, gli applausi scroscianti e intensi costringono i Gotan a prodursi in un bis, dal titolo Emigrante, dedicato a tutti quelli che nei decenni passati dall'Italia sono partiti per l'America Latina in cerca di fortuna. ...o semplicemente di una vita più a misura d'uomo. |